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La signora del martedì di Massimo Carlotto


La signora del martedì di Massimo Carlotto è un racconto giallo, cupo, curioso, indecifrabile, che porta il lettore a vivere avvenimenti di profonda tristezza, o tragicità, ma lo fa con una tale leggerezza da far sembrare tutto di una normalità disarmante.

In fin dei conti, ci si chiede, cosa è normale e cosa non lo è?


Sul filo della normalità, dell’accettabile e del lecito si snoda una storia semplice se vista a posteriori, se vista dall'esterno, ma così annodata e sofferta, se vista con lo sguardo dei protagonisti.

Loro, i protagonisti, sono tre persone dai profili tracciati con maestria. Sono tre persone eccessive, particolari, sbagliate. Persone completamente differenti tra loro, ma ciascuna con la sua croce da portare, quella della diversità.


Bonamente Fanzago, un attore porno che vede la sua carriera volgere al termine a causa di un ictus e si ritrova improvvisamente solo, debole ed emotivamente instabile. Vive da anni alla pensione Lisbona, il cui proprietario è il signor Alfredo, un anziano travestito con un passato oscuro. Mentre Alfredo si prende cura di Bonamente, facendolo sentire accudito ed al sicuro, quest’ultimo ha invece pensieri solo per Nanà, la signora del martedì.

Aveva infatti un passato da gigolò a cui aveva però rinunciato da tempo, tenendo solo questo appuntamento fisso della settimana, quello del martedì tra le 15 e le 16, nella sua stanza alla pensione Lisbona.


Attorno a questa pensione si snodano le vicende che prendono presto connotati noir. Eppure, nonostante la gravità delle azioni commesse, degli avvenimenti e delle circostanze, tutto sembra una farsa, una ridicola scena umana, nella quale la vera tragedia rimane sullo sfondo. Mi riferisco alla solitudine umana, al bisogno d’amore che troppo raramente viene espresso, alla difficoltà di essere accettati e compresi per quello che si è. Cosa sono infatti i nostri protagonisti se non persone al limite dell’accettabilità? Ognuno con la sua storia di emarginazione, ognuno col desiderio di poter essere semplicemente, liberamente e – perché no – felicemente, ciò che è.

A ben pensarci, è ciò a cui aspira ognuno di noi. Proprio per questo, forse, è impossibile non immedesimarsi nei personaggi arrivando a tifare per loro, appoggiandoli, capendoli, anche nei loro errori più gravi, provando per loro quella pietà che nel racconto nessuno gli ha mai concesso.

Un libro da leggere!


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