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La bambina e il nazista di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli

Aggiornato il: gen 29


In occasione della Giornata della memoria che è appena terminata, approfitto per proporvi il nuovo romanzo scritto da Franco Forte e Scilla Bonfiglioli, La bambina e il nazista.


Si tratta di un racconto davvero toccante che parla di quella che è stata la tragedia dell’olocausto narrata dal punto di vista controverso di un ufficiale tedesco, Hans Heigel.

Incontriamo il protagonista nel 1943 a Osnabrück, una piccola cittadina tedesca, dove egli lavora per l’esercito svolgendo lavori da contabile in un piccolo ufficio. Benché il suo paese sia in guerra e la tensione sia palpabile anche per le strade del suo paese, Hans vive una vita in realtà molto tranquilla, fatta di abitudini e di piccoli piaceri famigliari. Nel suo intimo è piuttosto scettico riguardo le azioni del suo Paese, non condivide la ferocia che infiamma gli spiriti di molti suoi colleghi, ma per paura china il capo, non si fa troppe domande, sperando che la tempesta passi senza fare danno a lui o alla sua famiglia.

Fuori il conflitto infuria e la ferocia del Reich si abbatte sulla popolazione ebraica, ma lui quasi non lo percepisce, restando chiuso nella sua piccola bolla.

Hans è ovviamente aggiornato sulle azioni dell’esercito, del resto ne tiene i conti nel suo ufficio… eppure sono numeri, sono nomi senza volti, da cui è facile distogliere lo sguardo per tornare a casa e fingere che nulla sia cambiato.


Tuttavia il mondo cambia anche per lui quando l’adorata figlia Hanne si ammala di tubercolosi e muore. Sua moglie, da sempre una presenza dolce e accogliente nella sua vita, si chiude in un silenzioso dolore, ed egli si trova solo ad affrontare i suoi fantasmi.

Nel periodo seguente la tragedia personale, l’esercito tedesco ordina ad Heigel di abbandonare il suo ufficio per essere trasferito al campo di sterminio di Sobibór, dove la cruda realtà dei fatti si palesa a lui in tutto il suo orrore. A questo punto non può più evitare di provare disgusto, soprattutto quando, tra i prigionieri in arrivo al suo campo e destinati alle camere a gas, incontra la piccola Leah.

La bambina gli ricorda terribilmente sua figlia, forse per l’età simile, o forse per gli occhi azzurri come il cielo, per quanto pieni di paura. Forse, invece, è solamente la sua coscienza che cerca un appiglio per fare almeno una cosa giusta, per salvare sé stesso dalla follia che travolge gli animi.

Si pone quindi l’obiettivo di sottrarla alla morte con tutti i mezzi in suo possesso e per fare questo si ritroverà lui stesso ad affrontare tantissimi pericoli e incubi angoscianti.

L’uomo viene posto di fronte a un conflitto morale e, per proteggere la bambina, deve spesso fare delle scelte crudeli e discutibili, affrontare situazioni terrificanti ma, soprattutto, mettere sé stesso in azione, non più inerte spettatore della crudeltà altrui.

Nel libro sono fedelmente ricostruiti i campi di concentramento polacchi, prima di Sobibór e poi di Majdanek, così come vengono descritte le attività che in essi si svolgevano, l’organizzazione dei prigionieri e le loro attività, fino agli omicidi di massa. La morte è padrona di questo libro, una presenza palpabile, che rimane incollata addosso come un ripugnante mantello. Tuttavia sorprende piacevolmente scoprire, in mezzo a tutto questo dolore, alla debolezza che pervade i prigionieri, ormai privati di ogni dignità e qualunque speranza, dei personaggi che reagiscono con coraggio, rimanendo fedeli a sé stessi fino alla fine, talvolta a discapito della loro stessa vita.


In realtà, forse, il tema centrale del racconto non è quanto accade, ma i sentimenti che muovono le azioni delle persone. Il libro narra la difficoltà di Hans nell'aprire realmente gli occhi, alzare lo sguardo dai suoi registri e rendersi conto che il mondo là fuori è realmente cambiato e il dolore, la tragedia sono davvero piombati nella sua vita e lui non può più fingere che non sia così, non può più restare chiuso nel suo piccolo e illusorio mondo felice.


Ma in fondo, non è quello che tutti noi spesso facciamo? Vedere la nostra vita come una cosa piccola e insignificante rispetto agli accadimenti del mondo, pensare che le nostre azioni e le nostre scelte non avranno rilevanza in un contesto tanto vasto.

È davvero così? Oppure ognuno di noi può rendere migliore la sua piccola fetta di mondo, prendendosi la responsabilità delle proprie azioni e agendo per un bene comune.

Sull'argomento tanto è stato detto e scritto, ma questo libro fa venire i brividi perché in qualche modo pone ognuno di noi di fronte alla difficoltà del fare una scelta, di non restare impassibili, di fare i conti con la nostra coscienza.


Delle tragedie del passato non si dovrebbe mai smettere di parlare e, soprattutto, mai dovremo smettere di indignarci, di provare orrore di fronte alla crudeltà. Perché l’ammettere di aver sbagliato, è il punto di partenza per provare ad agire nel giusto.


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