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Il racconto dell'ancella di M. Atwood

Aggiornato il: gen 29


Il racconto dell'ancella è un libro molto curioso, difficile da inquadrare in schemi e categorie, sia per la storia narrata, sia per lo stile di scrittura che è – a mio avviso – molto particolare.

La storia è davvero coinvolgente, non sorprende quindi che dal racconto siano stati tratti un film e più recentemente una serie televisiva.

In un futuro non meglio specificato degli storici ritrovano delle audiocassette registrate alla fine del XX secolo in segreto, nelle quali la protagonista racconta la propria storia di Ancella. Proprio questa testimonianza, riportata a racconto, costituisce la narrazione del libro.

La protagonista racconta come, dopo un periodo di anarchia, negli Stati Uniti venga instaurato un regime totalitario e teocratico. Il mondo era sconvolto da catastrofi nucleari, guerre e gravi problemi demografici, a cui questa dittatura cerca di porre rimedio con un regime di repressione, censura e regolamentazione di ogni minimo aspetto della vita quotidiana con restrizioni molto rigide la cui trasgressione viene punita duramente con la violenza, i lavori forzati e spesso anche con la morte.

Non esiste più la libertà individuale e le persone sono suddivise in categorie (Ancelle, Marte, Mogli, Custodi, Mariti, Angeli, Zie…) e sulla base di questa suddivisione ciascuno deve svolgere specifiche funzioni, vestirsi in un determinato modo (ogni “categoria” veste un abito di un colore specifico) e rispettare rituali precisi, stando ben attenti a non uscire mai dal tracciato.

In un mondo in cui la natalità è crollata, le gravidanze sono rarissime e quelle che portano alla nascita di bimbi sani ancor di più. Procreare bambini diventa quindi un lavoro, e proprio a questo è il compito della Ancelle, donne che hanno come unica funzione nella società quella di procreare figli per le coppie (benestanti) che non riescono ad averne, sotto costrizione e minaccia.


Iniziando questo libro si prova un improvviso senso di disorientamento, in quanto tutte le dinamiche sociali sono sconvolte, unito a stupore per la comune accettazione passiva di tanta violenza da parte delle persone che, per quanto ovviamente private di ogni gioia, paiono chinare il capo con remissione. Presto però si viene assorbiti dall'atmosfera e si entra nel meccanismo di questa società distorta, trasportati dalla visione in prima persona della protagonista. I suoi pensieri sono espressi a tratti con lucidità o in modo delirante, e si soffermano sempre molto minuziosamente su ogni dettaglio, ogni batter d’ali dell’animo umano. Questo perché lei è costretta ad una solitudine soffocante e a momenti di interminabile noia che la portano ad essere molto introspettiva, e proprio grazie a questo si ha modo di entrare in sintonia coi suoi pensieri.

Leggendo si avverte anche un forte senso di disagio perché è impossibile non osservare quanto in realtà parte delle cose narrate siano già parte della nostra vita attuale, cose a cui siamo abituati e che diamo per scontate. Forse questo ci può indurre a riflettere sul come le persone del racconto siano arrivate ad accettare tanti soprusi, con l’abitudine graduale. È un pensiero che spaventa: è possibile che anche noi ci stiamo dirigendo verso un futuro tanto terribile? Per fortuna il racconto lascia spazio anche a moti di ribellione che lasciano filtrare la speranza…

Questo libro è chiaramente un’esasperazione delle paure sul nostro futuro, ma tra le sue pieghe si trovano interessanti spunti di riflessione sulla nostra società, un invito a non dare tutto per scontato per far sì che il nostro domani sia migliore.


→ Se ti può interessare, ho aperto una discussione sul Forum ispirata a questo libro ed intitolata La libertà nel futuro. Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi!


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