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I racconti della tavola di Massimo Montanari


I racconti della tavola di Massimo Montanari è un libro molto curioso che ripercorre la storia dall’ VIII secolo d.C. al XVII secolo d.C. attraverso piccoli racconti di avvenimenti, alcuni realmente accaduti e documentati, altri di fantasia ma assolutamente verosimili e ricostruiti sulla base di testimonianze dell’epoca.


Queste storie ci raccontano cosa si mangiava, come veniva cucinato il cibo, ma soprattutto come veniva vissuto e interpretato in differenti luoghi ed ambienti, in base alle disponibilità e alla cultura.

Infatti, come spiega Montanari nel prologo del libro, il cibo non è solamente nutrimento, ma anche espressione di appartenenza, strumento di comunicazione, mezzo attraverso il quale dimostrare forza, fede o ricchezza, a seconda della situazione.


Ripercorrendo i secoli attraverso le tavole imbandite si possono osservare i mutamenti sociali, sia in termini di rapporti tra i sovrani ed i loro sottoposti, sia come abitudini alimentari, con il susseguirsi di diverse pietanze che vengono scoperte, elaborate e servite in modi nuovi.

Nel libro si alternano aneddoti curiosi che ben raccontano il pensiero di un determinato ceto sociale in un periodo storico, a descrizioni minuziose dei piatti che venivano serviti in un dato banchetto per un’occasione speciale. Si scoprono leggi, scritte e non, che attraverso l’alimentazione regolavano i rapporti di potere nelle classi dominanti, affiancate da regole di origine “medica” che secondo le teorie dell’epoca dovevano garantire l’equilibrio del corpo per il benessere della persona.


Ho trovato curiosa la descrizione della tavola di Carlo Magno, dove un uomo di valore doveva mostrare di mangiare la carne in grande quantità e con voracità, al punto che si diffidava di colui che si fosse limitato, perché ciò avrebbe dato ad intendere una personalità poco forte e virile. All'epoca, infatti, i banchetti dei signori erano costituiti quasi completamente da carni e formaggi, mentre le verdure erano ritenute il cibo dei poveri, di chiara tradizione contadina.


Mi sono poi trovata a ridere di gusto al racconto del banchetto organizzato alla Corte di Roberto D’Angiò a Napoli in onore di Dante. L’illustre poeta si presentò al banchetto vestito in modo dozzinale e sporco, forse per il lungo viaggio, o forse com'era sua abitudine. Secondo gli usi dell’epoca, le persone meno importanti venivano fatte sedere più lontane dal sovrano e venivano servite loro pietanze meno ricche. Così Dante, non riconosciuto come ospite d’onore, venne messo lontano e se ne andò indignato per il trattamento ricevuto. Accortosi dell’errore, il sovrano lo fece rincorrere e lo pregò di tornare per un nuovo pranzo. Dante accettò e si presentò vestito di tutto punto per l’occasione. Fatto sedere nei posti d’onore, cominciò a rovesciarsi il cibo addosso strofinandolo sulle vesti. Dopo un iniziale imbarazzo, gli vennero chieste spiegazioni ed egli disse: “Io sono lo stesso dell’altro giorno, voi oggi state facendo onore ai miei abiti, non a me”.


Aneddoti curiosi come questo si susseguono nel libro, mostrando come il cibo fosse un mezzo di espressione della società e dei rapporti tra le persone. In ambienti di alto rango il cibo era un modo per mostrare a tutti la propria ricchezza. Non per nulla a una festa di matrimonio a palazzo Bentivoglio a Bologna nel 1487, tutti i piatti preparati, prima di essere serviti alla tavola degli invitati, vennero fatti sfilare davanti al popolo. Alla fine furono serviti (probabilmente) tiepidi se non freddi, ma vogliamo mettere la soddisfazione di far vedere a tutti tanta abbondanza?

Cibi nuovi vengono scoperti, per piacere o per necessità, e vengono proposti sulle tavole cucinati in modi talvolta molto fantasiosi seguendo le mode del periodo. Esistevano anche nel passato chef rinomati che pubblicavano libri di ricette e manuali per l’allestimento di tavole meravigliose. Non è forse quello che accade anche oggi?


Non voglio svelare troppo delle curiosità che ho letto, ma tante se ne trovano in questo libro. È davvero interessante scorrere i menù dell’epoca e scoprire piatti che ancora oggi ci fanno venire l’acquolina in bocca, accostati ad altri che ai giorni nostri troveremmo disgustosi o stucchevoli.


Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli amanti della cucina e alle persone che desiderano approfondire, seppur in modo tratteggiato, alcuni aspetti della cultura culinaria che ci hanno portati fino alle tavole moderne.


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